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Gruppo High Power - Distribuzione
Il Teleriscaldamento - La distribuzione del calore

La rete di distribuzione è la parte più costosa dell'impianto di teleriscaldamento: il suo costo può incidere sull'investimento complessivo per una quota compresa tra il 50% e l'80%. Il sistema di distribuzione può utilizzare diversi tipi di fluidi: la tendenza in Italia è quella di utilizzare acqua calda (80-90°C) o leggermente surriscaldata (110-120°C).

Il sistema di distribuzione può essere diretto o indiretto.

Nel primo caso, un unico circuito idraulico collega la centrale di produzione con il corpo scaldante (termosifone o piastra) dell'utente. Viceversa, nel secondo caso, sono presenti due circuiti separati, mantenuti in contatto attraverso uno scambiatore di calore. Il sistema diretto comporta un minore investimento e minori perdite di calore.

Il sistema indiretto più utilizzato in Italia, a fronte di maggiore costi di investimento e di esercizio, comporta una serie di vantaggi significativi: consente, infatti, di utilizzare componenti a bassa pressione per l'impianto dell'utente, prevede una manutenzione semplificata e garantisce l'individuazione delle perdite. Inoltre rende più efficiente la regolazione e la contabilizzazione del calore.

Le nostre reti di proprietà sono tutte a sistema indiretto e arrivano a superare singolarmente anche i 30 chilometri di lunghezza. Le speciali tubazioni in acciaio preisolate minimizzano le perdite termiche. Lungo tutto il circuito sono presenti valvole di intercettazione, sfiati, drenaggi e centraline di telecontrollo.

Il percorso è studiato per minimizzare in fase di posa e l'impatto sulla viabilità e conseguentemente ridurre i tempi di cantiere.

Un sistema di telecontrollo consente il monitoraggio 24 su 24 dell' intera rete e delle sottostazioni di scambio termico dei condomini, assicurando la puntuale contabilizzazione e un immediato intervento in caso di disfunzioni e o interruzioni di servizio.

In Italia lo scambiatore è soggetto, come le caldaie, alle normative e controlli ISPESL ed alla direttiva europea PED sugli apparecchi a pressione. Ogni impianto deve inoltre anche essere certificato secondo la legge 46/90.